Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, la memoria per le vittime del clan dei Casalesi: a Caserta anche il Commissario nazionale antiracket Cuttaia

Il 12 settembre a Parete (Caserta) l'iniziativa della FAI insieme alle realtà del territorio

 

COMUNICATO STAMPA 
FAI Antiracket Coordinamento Campania

A dieci anni dalle intimidazioni e dalle violenze del clan dei casalesi: la reazione degli imprenditori e il ruolo del movimento antiracketMercoledì 12 settembre a San Marcellino e a Parete il ricordo di Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi: sarà presente il Commissario nazionale Cuttaia

Mercoledì 12 settembre 2018 alle ore 18 si svolgerà un momento di commemorazione nel luogo in cui furono uccisi Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, nei pressi del cimitero di San Marcellino. A seguire, presso il Palazzo Ducale di Parete, si terrà un dibattito al quale interverranno, tra gli altri, Domenico Cuttaia, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura e il Prefetto di Caserta Raffaele Ruberto. Sarà presente anche Tano Grasso, Presidente nazionale della FAI.

Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi furono uccisi dal clan camorristico dei Casalesi il 12 settembre 2008. A distanza di dieci anni da quella tragedia la FAI, Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura, ricorda le loro figure e tiene alta l’attenzione sui fenomeni quali l’estorsione, le intimidazioni e la violenza delle organizzazioni mafiose sul territorio campano.
Ernesto Fabozzi era un dipendente di Antonio Ciardullo che portava avanti una attività di autotrasporti a San Marcellino. Ciardullo aveva denunciato le richieste di ‘pizzo’ da parte della camorra: fu ucciso perché si ribellò alla violenza del clan. Fabozzi fu testimone oculare dell’efferato omicidio, anch’egli ammazzato affinché non potesse testimoniare del delitto consumato nel deposito dell’azienda.

Le iniziative, alle quali prenderanno parte anche i famigliari delle vittime, sono state organizzate dalla FAI insieme alla Camera di Commercio di Caserta, al coordinamento Libera Caserta e al comitato don Peppe Diana. Una occasione per riflettere sul ruolo che imprenditori, commercianti e movimento antiracket hanno svolto nella lotta alla strategia del terrore del clan dei casalesi che impose il “pizzo” in maniera violenta per mantenere alto il controllo del territorio e per alimentare le attività illecite. 

"Questa iniziativa conclude il percorso di memoria partito a maggio, volto a ricordare l’incendio della fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere, gli efferati omicidi di Raffaele Granata e Domenico Noviello a Castel Volturno, fino appunto al duplice omicidio che verrà commemorato in questa giornata conclusiva. Tutti fatti legati al mondo della piccola imprenditoria che si ribellò al violento ricatto mafioso di quel tragico 2008, periodo terribile che si concluse  il 18 settembre con la strage degli africani a Castel Volturno. L’azione del clan in provincia di Caserta spezzò vite di persone innocenti e sfregiò profondamente un’intera comunità lasciandola nello sgomento e rendendola in gran parte sottomessa. Quella parte seppur minoritaria della società civile che reagì con la denuncia collaborando con lo Stato e con le Forze dell’Ordine contribuì di fatto a iniziare quel percorso di riscatto che poco alla volta ha già cambiato tante aree di questa provincia. Tanto c’è ancora da fare, bisogna capire che non c’è altro mezzo che la denuncia per liberare finalmente il nostro Paese dalle mafie" afferma Luigi Ferrucci, presidente della FAI antiracket Campania.

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