A dieci anni dalle intimidazioni e dalle violenze del clan dei casalesi: la reazione degli imprenditori e il ruolo del movimento antiracket

Mercoledì 2 maggio nella Prefettura di Caserta la conferenza stampa di presentazione degli eventi

 

COMUNICATO STAMPA

2008 – 2018
A dieci anni dalle intimidazioni e dalle violenze del clan dei casalesi: 
la reazione  degli imprenditori e il ruolo del movimento antiracket

La F.A.I. (Federazione delle Associazioni antiracket e antiusura Italiane), attraverso il Coordinamento Campano e le associazioni territoriali di riferimento, promuove delle iniziative per ricordare alcuni dei tragici eventi che colpirono, in quei pochi mesi del 2008, gli imprenditori che in provincia di Caserta si erano opposti con coraggio al racket mafioso del clan dei casalesi denunciando i tentativi di estorsione.

Il programma delle iniziative sarà presentato mercoledì 2 maggio alle ore 12:00 nel corso della conferenza stampa che si terrà nei locali della Prefettura di Caserta.

Interverranno: Luigi Ferrucci e Tano Grasso, rispettivamente presidente regionale e nazionale della FAI; il prefetto di Caserta, Raffaele Ruberto; il Commissario Straordinario del Governo per le iniziative antiracket, Prefetto Domenico Cuttaia.

Saranno, altresì, presenti i rappresentanti degli enti che collaborano alle iniziative: Tommaso De Simone, presidente della Camera di Commercio di Caserta; Gianni Solino, referente provinciale Libera Caserta; Valerio Taglione, coordinatore del Comitato don Peppe Diana.

comunicazione@antiracket.it

 

La dichiarazione di Luigi Ferrucci, coordinatore regionale delle associazioni FAI antiracket e antiusura della Campania.

"Fare impresa non è cosa facile, farlo in territori più o meno fortemente condizionati dalle mafie può diventare estremamente difficile. Il territorio della provincia di Caserta per molti anni è stato sotto il controllo quasi totale da parte delle organizzazioni criminali: pochi furono coloro che ebbero il coraggio di alzare la testa ribellandosi al ricatto camorrista attraverso la denuncia. Alcuni di questi, anche a distanza di tempo, pagarono con la vita il prezzo più alto, altri videro distrutta la propria azienda. Il 2008 è stato senz'altro il momento peggiore per quelle terre, tanti furono gli omicidi e gli attentati messi a segno in pochi mesi, nel tentativo, in gran parte riuscito, di scoraggiare ogni reazione da parte degli operatori economici. Altrettanto forte fu però la risposta dello Stato attraverso la Magistratura e le Forze dell'Ordine. Cosa che, insieme alla coraggiosa e opportuna reazione di una parte di quegli imprenditori, consentì finalmente l'inizio di un cambiamento epocale nella storia di questa provincia".

"Il movimento antiracket della FAI - aggiunge Ferrucci - mette insieme operatori economici per costruire quella rete di protezione che consente di rendere più leggero il difficile cammino di chi si trova a fronteggiare il problema del racket. É costituita da semplici cittadini che rivendicano un diritto sancito dalla Costituzione italiana, vale a dire quello di poter esercitare la libera impresa con l'aiuto e al fianco delle Istituzioni e delle Forze dell'Ordine, ognuno nel rispetto del proprio ruolo. A dieci anni da quella stagione terribile, possiamo dire che la situazione oggi è molto cambiata: qui come in altri luoghi martoriati dalla presenza mafiosa si respira un'aria diversa. Tantissimo c'è da fare ovviamente, la guerra è ben lontana dall'essere vinta e i segni e le conseguenze del dominio dei clan sono ancora presenti. In più occasioni è stato dimostrato con azioni concrete che quando ci si affida sinceramente allo Stato e alle associazioni antiracket una mano tesa è sempre lì pronta ad afferrare quella di chi chiede aiuto. Oltre che a rivendicare quel diritto costituzionale, quindi, il movimento antiracket fa molto di più: cerca in tutti i modi di evitare che chi ha denunciato o si appresta a farlo venga lasciato solo, a differenza di quei coraggiosi che saranno giustamente ricordati con le prossime iniziative"