Storie di successo nell'antiracket, il racconto di chi combatte il "pizzo" e la camorra

Il Commissario di Governo Domenico Cuttaia all'evento organizzato dalla FAI e dal Comune di Napoli

 
 

Le storie di chi ha deciso di ribellarsi alle pratiche del "pizzo" e dell'usura e di non subire le minacce e la violenza di delinquenti che agiscono quasi sempre per conto di clan e gruppi mafiosi. L'iniziativa organizzata dalla FAI (Federazione Antiracket Italiana) a Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, ha voluto portare all'attenzione le esperienze di commercianti, imprenditori e cittadini che hanno scelto di affidarsi allo Stato, alle istituzioni e alle associazioni antiracket che operano sul territorio a stretto contatto con le forze dell'ordine e la magistratura per lottare, tutti insieme, contro le pratiche delle estorsioni e dell'usura.

Tano Grasso, Presidente nazionale della FAI, ha presentato nove storie di operatori economici come esperienze di successo nella battaglia antiracket. Il Presidente ha sottolineato l’importanza del fondo di solidarietà - strumento che permette di sostenere le vittime in tempi rapidi – ma soprattutto della rete di solidarietà dei colleghi.

Le storie presentate. Antonio Seccia, proprietario di un bar distrutto dalla camorra nel 2010 e ricostruito quarantasette giorni dopo. Una storia esemplare tra tutte quelle illustrate questa mattina. C’è quella di un negoziante di Bagnoli, Ranieri Bolognesi, che ha denunciato gli estorsori facendoli condannare. C’è l’azienda di Pietro e Mario Mango, imprenditori di Capodichino che hanno denunciato gli aguzzini. Un’altra storia di coraggio è quella di Sofia Ciriello, proprietaria di un panificio di Ercolano distrutto con attentato. E ancora. Giuseppe Bruno, titolare del ristorante Bobò di Pozzuoli, una vicenda recente e che ha visto già diversi risultati, come la condanna di uno degli estorsori. Quella di Lucio Cerasuolo che gestisce una ditta edile che lavora in tutta la città e che ha fronteggiato numerose volte le richieste estorsive. Le vicende relative al parcheggio di Ciro Coppola e quella di Vittorio Gallinoro, la cui industria di San Giovanni a Teduccio fu distrutta da un incendio doloso, atto per scoraggiare l'impegno che si stava costruendo contro la camorra. Pietro Russo, primo operatore che ha testimoniato in tribunale contro il clan dei casalesi, ha una fabbrica di materassi che fu completamente distrutta nel 2008 con un attentato che rientrava in un disegno strategico per intimorire. Anche Filippo Nocerino, testimone di giustizia, ha raccontato ciò che gli è accaduto e del coraggio delle numerose denunce che hanno portato centinaia di arresti. 

Il Questore di Napoli, Antonio De Iesu, è intervenuto per sottolineare l’importanza delle associazioni antiracket e del rapporto tra le vittime del “pizzo” e le forze dell'ordine. 

Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli, ha detto che contro la criminalità organizzata serve un impegno collettivo e che non bisogna lasciare le persone isolate. "Ancora oggi chi denuncia il sistema non é la normalità. Quando le persone capiscono che lo stato c'è scatta l'emulazione in positivo. Al sud é nata una grande coscienza antimafia" ha detto e ha aggiunto: "Questa città si é schierata ma bisogna creare una rete di solidarietà: dobbiamo sostenere le persone che si schierano perché oggi si può scegliere".

Raffaele Del Giudice, Vicesindaco della città, ha parlato dell'impegno e del coraggio delle persone che hanno denunciato. "La narrazione dell'impegno é fondamentale: dobbiamo trasmettere anche cosa si sta facendo perché ha un forte valore educativo". Alessandra Clemente, Assessore alle politiche giovanili dell’ente, parlando della propria storia personale ha detto: "Ci deve fare paura il silenzio" riferendosi all'omertà che spesso accompagna tante storie di camorra. "Oggi é una bellissima giornata di speranza" ha affermato. Luigi Felaco, consigliere comunale con delega all’istruzione, ha affermato la necessità che le esperienze di riscatto siano conosciute. Il lavoro nelle scuole del territorio risulta fondamentale per sensibilizzare le giovani generazioni al consumo critico.

Luigi Ferrucci, neo-Coordinatore delle associazioni della FAI in Campania, ha presentato i colleghi e i dirigenti delle associazioni FAI. "Ci mettiamo sempre la faccia" ha detto raccontando l'impegno dopo le minacce e la violenza subite per mani della camorra. "Chi si affida alle forze dell'ordine non viene mai lasciato solo".

Rosario D'Angelo, dirigente della Federazione, ha consegnato un dono a Nicola Barbato, il soprintendente della Polizia di Stato che fu vittima di un attentato nel 2015 mentre svolgeva una operazione antiracket nel quartiere Fuorigrotta di Napoli.

Isaia Sales, docente universitario e storico, ha descritto il modo in cui la violenza si fa autorità con le mafie e anche attraverso le estorisioni. Un cambiamento nella lotta alle mafie, secondo Sales, si è verificato quando le vittime hanno reso pubblico il loro dolore e da quando il coraggio é un valore collettivo. Fabio Giuliani, referente di Libera Campania, ha parlato di persone che hanno deciso di cambiare, di non subire la storia. Ha ricordato che Tano Grasso é stato tra i firmatari sulla legge per favorire il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. 

A concludere l’evento è stato Domenico Cuttaia, Commissario straordinario del Governo per le iniziative antiracket e antiusura. “Bisogna mettere sempre al centro la persona che si è affidata allo Stato” ha affermato. “È importante il ruolo degli organi di informazione per qualificare occasioni come quella odierna. L’opinione pubblica deve conoscere i risultati dello Stato. La camorra cerca la sfiducia nelle istituzioni" e ha aggiunto: "Deve essere normale denunciare e chiudere aiuto". Oggi le estorsioni sotto altre forme.
In sala erano presenti i soci della FAI Antiracket e Antiusura e gli studenti di due istituti scolastici di Napoli, insieme ai rappresentanti locali delle forze dell’ordine.