Lettera di Filippo Nocerino, imprenditore edile che ha denunciato il pizzo

La solidarietà dopo l'articolo di Attilio Bolzoni su Repubblica

 

Sono un imprenditore edile di 59 anni della Provincia di Napoli che inaspettatamente ha dovuto fare i conti con una problematica che pensava lontana da se. Frequentemente ascoltavo storie di estorsioni, di pizzo, di racket ma mi sentivo estraneo a queste cose. Nel 2000, mentre ero in uno dei miei cantieri, mi avvicinarono due estorsori di Ercolano che dopo ho saputo essere affiliati ad un clan camorrista di nome Ascione. Mi trattarono in un modo barbaro, ebbi paura e feci quello che sembrava la cosa più semplice che un normale cittadino deve fare: denunciai. Purtroppo non accadde nulla, erano altri tempi, ognuno faceva i conti singolarmente e in totale solitudine con queste tragedie. Fui letteralmente perseguitato. Mi dissero chiaramente che dovevo pagare anche per aver commesso “l’errore” di aver denunciato. Venivano su ogni cantiere, fino a passare dalle minacce agli attentati, ottenendo la mia resa. Fui costretto ad allontanarmi per un po’, così per un periodo andai a lavorare in Liguria. Mi pentii di aver denunciato. Al mio ritorno continuavo ad essere solo e scoraggiato; non sapevo cosa fare ed alle richieste estorsive che seguirono mi piegai; decisi di pagare. Intanto le bande di estorsori diventarono due. Ero ormai stretto dalle pretese di due clan camorristi, un carico insopportabile. Pagavo rassegnato in ogni cantiere. Intanto maturava a Ercolano una nuova coscienza civile. Nel 2006 conobbi Tano Grasso, lo avvertii da subito competente e determinato e mi aggrappai a lui, cominciando a recuperare la fiducia perduta. Tano, insieme al nuovo Sindaco di Ercolano Nino Daniele e con la collaborazione di due giovani Carabinieri arrivati da poco alla Compagnia di Torre, stava mettendo insieme quei commercianti vittime di estorsione, taglieggiati e sfiduciati, per costituire un’associazione antiracket sul territorio di Ercolano, che aveva in quegli anni un alto numero di morti per camorra. Capii che l’aria stava cambiando, finalmente potevo non sentirmi solo. Con l’associazione antiracket cominciò anche il mio percorso di liberazione. A maggio del 2009, forte della vicinanza della FAI, decisi di ritornare alla denuncia, questa volta con altre modalità e ben altro esito: seguì rapidamente la cattura di uno dei capi del clan Ascione: fu il primo di molti arresti. Da allora non sono mai più stato lasciato solo. Fui accompagnato durante le testimonianze in aula, c’erano Tano, decine di colleghi, forze dell’ordine. Sono stato costantemente assistito dall’ufficio legale della FAI. Sotto la spinta della costituita associazione antiracket della FAI, grazie anche al lavoro scrupoloso e attento di Magistratura e Carabinieri, numerosi colleghi denunciarono. Arrivarono centinaia di arresti, sentenze di condanna, sgominando la banda di estorsori che fino ad allora terrorizzava i commercianti di Ercolano. Fu una rivolta collettiva che liberò la città dal racket e dalla camorra, una operazione brillante che oggi va sotto il nome del “Modello Ercolano”. Ho raccontato questa mia esperienza in un momento in cui l’impegno antimafia sembra sotto attacco. Articoli come quelli pubblicati da “Repubblica” il 10 maggio scorso rischiano di sfaldare tutto offrendo, pur senza volerlo, nuova forza alle bande di malavitosi, pronti a riprendere la loro attività delinquenziale. Io per l’esperienza che ho vissuto mi schiero a sostegno della FAI avendo verificato sul campo i loro comportamenti ed il valore di quel modello. Oggi, pur essendo sotto scorta perché testimone di giustizia, ho accettato, anche in segno di gratitudine, di essere il Vicepresidente dell’associazione antiracket di Ercolano per dare il mio contributo a una causa giusta, condotta con trasparenza e rigore. Chi è stato coinvolto in prima persona in queste storie ha motivo di sentirsi offeso dalle insinuazioni di quell’articolo. Soprattutto sono preoccupato perché accuse così imprecise e generiche rischiano di vanificare quella verità che molti di noi hanno vissuto con coraggio e sacrificio. Ecco perché dopo aver lungamente riflettuto ho sentito il dovere di esprimere pubblicamente la mia riconoscenza e la mia assoluta fiducia nel corretto operato della FAI e di Tano Grasso.

Filippo Nocerino, imprenditore edile che ha denunciato il pizzo.