Lettera di Giuseppe Foti, Presidente associazione antiracket Sant'Agata di Militello

La solidarietà dopo l'articolo di Attilio Bolzoni su Repubblica

 

Scrivo in riferimento all’articolo apparso su “La Repubblica”, giorno 10 maggio, a firma di Attilio Bolzoni, dal titolo “La battaglia antipizzo dei coraggiosi e quella che lucra sui fondi pubblici”. Sull’articolo in questione ho letto definizioni e parole come “cassaforte svuotata”, “paladino fantasma”, “impresari antiracket” e altre formule davvero infelici, che descrivono in maniera completamente diversa il lavoro svolto in tutti questi anni dalla F.A.I. (Federazione Antiracket Italiana) e dalle Associazioni che ne fanno parte. Mi turba ancor di più l’attacco perpetrato nei confronti di Tano Grasso, Presidente Onorario della F.A.I., preso di mira ingiustamente. È proprio grazie al suo operato e al movimento Orlandino che l’attenzione del legislatore nazionale ed europeo si è rivolta alla lotta contro la piaga del racket e dell’usura. Il suo contributo è stato fondamentale e ha portato alla creazione di norme ad hoc quali la Legge 44/99 che diede la certezza, agli imprenditori danneggiati o colpiti che denunciano, di essere risarciti per i danni subiti. Sono Giuseppe Foti presidente della F.A.I. Antiracket Sant’Agata Militello - Nebrodi A.C.I.S. “Giovanni Falcone”. Il mio impegno e l’impegno dei Soci di questa Associazione, di cui mi onoro di essere presidente, è sempre stato di puro volontariato. Un Associazione nata 26 anni fa per volontà di 15 commercianti (oggi l’Associazione conta più di 150 tra commercianti e imprenditori), stanchi di subire angherie da parte dei mafiosi locali. Un’esperienza nata nel pieno dei “Giorni della Paura” perché proprio in quel periodo le notti santagatesi venivano squarciate dal fragore delle bombe, proprio in quel periodo lo squillo in piena notte dei telefoni seminava terrore! Una minaccia o peggio! La notizia di un attentato. La criminalità organizzata pressava il nostro territorio e un esempio calzante è stato l’attentato subito dalla Ditta Autobus Camarda&Drago giorno 22 aprile 1991. Quella notte furono incendiati sei autobus vicino un distributore di benzina e per puro caso (oserei dire miracolo) si evitò una strage. Un evento che segnò irreversibilmente la comunità santagatese che diede segnali di orgoglio e mostrò fin da subito la volontà di non volersi piegare. Oltre 3 mila persone scesero in piazza per dire “NO” alla mafia e al racket. Per l’appunto la risposta della società civile fu la costituzione della nostra A.C.I.S. (Associazione Commercianti e Imprenditori Santagatesi) giorno 4 settembre 1991, per lottare contro la mafia, il racket e le estorsioni. Ma sfortunatamente il peggio doveva ancora venire. La malavita alzò il tiro e prese di mira proprio la neonata A.C.I.S., facendo esplodere una bomba davanti il portone del Museo dei Nebrodi dove l’A.C.I.S. stessa aveva organizzato un convegno dal tema “Emergenza racket. Per una cultura antimafia”. La bomba, scoppiata all’alba di giorno 16 febbraio 1992, provocò danni alla struttura ma non fermò il coraggio della gente e infatti il convegno venne comunque fatto. Giorni dopo venne dato alle fiamme un negozio di tabacchi (il proprietario era un fondatore dell’Associazione) e dopo qualche giorno veniva distrutto un negozio di ferramenta a Sant’Agata e contemporaneamente, la stessa notte, uno dei clan più famosi faceva saltare in aria il posto di polizia a Tortorici. La mafia sembrava a quel punto invincibile e la battaglia quasi inutile. Questa volta, però, anche lo Stato decise di mobilitarsi con le sue massime autorità. Arrivò a Sant’Agata il Capo della Polizia Vincenzo Parisi, Prefetti, Questori e rappresentanti delle istituzioni provinciali, regionali e nazionali. All’incirca 20 mila presenze per una manifestazione organizzata dall’A.C.I.S. al grido “né i botti, né le botte ci spaventano!”. Quindi il cambio di passo. A novembre del 1992 il collegio del Tribunale di Patti pronunciò la storica sentenza di condanna a termine del primo grande processo, avviato nell’ottobre del 1991, contro alcune famiglie mafiose di Tortorici. I clan mafiosi che per decenni avevano insanguinato e stritolato il nostro territorio venivano finalmente demoliti. Ma il nostro impegno non si è mai concluso, anzi… è andato ben oltre il nostro territorio. Pochi anni fa, con grande fatica e anche con grande coraggio, abbiamo aiutato un imprenditore santagatese a denunciare alcuni mafiosi che lo avevano preso di mira, in Calabria, dove stava lavorando con la sua impresa. Questa denuncia ha portato al riconoscimento della nostra costituzione di parte civile nel processo (la prima in Italia fuori regione), a successivi arresti e allo scardinamento della famigerata “cosca Lanzino”, famosa nella zona di Cosenza per il racket delle estorsioni. Come può vedere la nostra storia è costellata di grandi lotte, di enorme fatica ma anche di grandi successi. Successi ottenuti nell’arco del tempo, piano piano, basati solo sul volontariato e sulla voglia di fare per il bene di questa terra e del nostro amato Sud. È davvero troppo facile colpire la FAI ma la verità non è certamente quella scritta da Attilio Bolzoni. La storia scritta con il sacrificio di tanti commercianti e imprenditori, alcuni di loro uccisi dalla mafia, non si può cambiare. In questa storia c’è anche un uomo che per 27 anni ha dedicato la sua esistenza a sostenere e convincere gli imprenditori a denunciare il racket e l’usura. Quest’uomo è Tano Grasso! Mi auguro con tutto il cuore che questa storia fatta di gioie, di dolori e di sacrificio non si concluda per colpa di qualcuno.

Giuseppe Foti, Presidente associazione antiracket Sant'Agata di Militello.