Lettera di Luigi Ciatti, Presidente ambulatorio antiusura ONLUS

La solidarietà dopo l'articolo di Attilio Bolzoni su Repubblica

 

Lettera aperta alle vittime del racket che ancora non hanno trovato la forza di denunciare.

Se fossi un mafioso oggi sarei felice, perché il 10 maggio è apparso sul quotidiano "La Repubblica" un articolo dal titolo "La battaglia antipizzo dei coraggiosi e quella che lucra sui fondi pubblici” nel quale si usano parole che screditano la Fai e il movimento antiracket in Italia. Nell’articolo si vuole sostenere la tesi che dietro le battaglie di molti contro gli odiosi fenomeni della mafia e del racket ci sia per lo più una volontà di convogliare Fondi pubblici ottenuti non per meriti, ma per relazioni nelle "alte sfere". La mancanza di indicazioni oggettive fa assumere alla vicenda i contorni di una campagna diffamatoria contro la Fai e contro Tano Grasso, proprio contro quelli che la storia dell'antiracket in Italia l'hanno scritta. Sì, se fossi un mafioso oggi sarei felice perché gettare fango addosso a chi ha preso la sua vita e l'ha messa accanto a quella delle vittime, dedicando ogni pensiero alla lotta alla criminalità organizzata, significa di fatto delegittimare decenni di battaglie per la legalità, migliaia di storie e di persone per bene, centinaia di atti di coraggio e di scelte civiche mosse esclusivamente dall'amore per la giustizia. E' il più facile dei regali che si potesse fare alla mafia del silenzio, al dio dell'omertà, del “tanto denunciare non serve a niente perché sono tutti uguali, mafia   e antimafia". E' un regalo a chi vuole le vittime sole, insicure, fragili, per alimentare il convincimento che spinge alla non denuncia.   E pensare che proprio Tano Grasso ci ha insegnato che non è della mafia che dobbiamo aver paura, ma del silenzio della Società civile che alimenta la paura delle vittime, dei fari spenti sul problema, della solitudine di chi subisce e non vede alternative al suo carnefice. Abbiamo letto con attenzione e rispetto la lettera dei familiari delle vittime che attestano la loro fiducia alla Fai: ma la lettera che scriveremmo in risposta all'articolo avrà altre firme apposte in calce. Quelle vostre, delle vittime che non hanno ancora trovato il coraggio di denunciare. Quelle vostre dei cittadini che incontreremo oggi nelle nostre associazioni e alle quali ripeteremo che solo con la denuncia ed un percorso consapevole e coerente di legalità, che noi stessi non abbiamo mai tradito, potremo trovare la strada per tornare a vivere da cittadini liberi. Se fossi un mafioso oggi sarei felice.   Ma smetterei di esserlo già da domani, per ognuna di voi che decide, ancora, di uscire allo scoperto e di denunciare.

Avv.Luigi Ciatti, Presidente ambulatorio antiusura ONLUS.