Documento del Coordinamento delle associazioni FAI antiracket e antiusura della Campania

La solidarietà dopo l'articolo di Attilio Bolzoni su Repubblica

 

Il Coordinamento  delle Associazioni della Campania si è riunito in Assemblea straordinaria a Napoli, a seguito del diffamatorio articolo pubblicato il 10 maggio 2017 dal quotidiano “La Repubblica”.

Il Coordinamento delle 20 Associazioni presenti in Campania, esprime stima e fiducia nel Suo Presidente Onorario, confermando oggi, con maggiore convinzione, un titolo conquistato sul campo dopo ventisette anni di ininterrotta e coraggiosa lotta contro le mafie.

Noi, commercianti ed operatori economici aderenti alla FAI, riconosciamo in Tano Grasso la storia rischiosa, sofferta e vincente di tutto il movimento antiracket italiano. Per questi motivi ci sentiamo tutti coinvolti e diffamati dalle insinuazioni che trapelano dall’articolo.

Con i sospetti non si può fare antiracket! Ciascuno di noi, per essere credibile, condizione ineludibile per tale impegno, è tenuto alla trasparenza assoluta dei propri comportamenti. Siamo fortemente convinti che nessuno e sottolineiamo nessuno, può e deve sentirsi al disopra di ogni sospetto, ma ci sono storie che meritano rispetto. Rispettarle significa trattarle con rigore, anzi con rigore maggiore, ma senza approssimazioni, usando la penna, soprattutto se autorevole, per fornire analisi puntuali e informazioni corrette, evitando ogni pericoloso genericismo.

Nel nostro Paese è ricorrente il dibattito “sull’antimafia di professione”, in presenza, di alcuni mortificanti episodi di inquinamento delle associazioni impegnate ad affermare la cultura della legalità. Un dibattito che spesso colpisce nel mucchio e procura, al di là delle intenzioni, un pericoloso depotenziamento dell’efficacia della lotta alla criminalità, attizzando un interessato clima di sfiducia, discredito e in alcuni casi di vera e propria ostilità, nei confronti della presenza nel tessuto sociale della preziosa rete associativa costruita faticosamente in questi anni sui territori.

Se non vogliamo rendere un piacevole servizio alle mafie, annidate in ogni dove ed offrire su un piatto d’argento la resa di tanti generosi che si misurano ogni giorno a proprio rischio con la complessità del fenomeno mafioso, bisogna trovare il giusto equilibrio, perseguendo con rigore la corruzione ovunque si nasconde, ma tutelando coloro che operano con serietà ed onestà per rendere la vita di tutti più civile e migliorare il nostro paese.

Lo dobbiamo ai tanti che, per non piegarsi al ricatto estorsivo, hanno pagato al prezzo  della vita la loro voglia di legalità. Lo dobbiamo al dolore incancellabile dei familiari di queste vittime che hanno scelto di continuare con la loro testimonianza la struggente aspettativa di giustizia e l’anelito di libertà indicata dai propri cari. Sono queste le motivazioni che ci spingono a proseguire il nostro impegno con maggiore determinazione chiedendo a Tano Grasso, a cui rinnoviamo il nostro affetto, di continuare più di prima a sostenerci e  ad essere il nostro punto di riferimento.

Approvato all’unanimità il 23 maggio 2017.