Domenica 21, Tano Grasso al Salone Internazionale del Libro di Torino: "L’assedio. Troppi nemici per Giovanni Falcone"

Il Presidente Onorario della FAI interviene insieme all'autore Giovanni Bianconi, al magistrato Gian Carlo Caselli e all'editorialista de 'La Stampa' Cesare Martinetti



Domenica 21 maggio 2017 alle ore 13:30 il Presidente Onorario della FAI, Tano Grasso, parteciperà alla presentazione del libro "L’assedio. Troppi nemici per Giovanni Falcone" di Giovanni Bianconi, Einaudi editore, in programma a Torino nell'ambito del Salone Internazionale del libro.

Al panel "Per essere credibili bisogna essere ammazzati" prenderanno parte l'autore del libro, il magistrato Gian Carlo Caselli e l'editorialista de 'La Stampa' Cesare Martinetti.

A 25 anni dalla strage di Capaci, il ricordo di Giovanni Falcone, il magistrato che più di ogni altro ha saputo incarnare la lotta contro la Mafia.


Il libro
Tragico e coinvolgente, L'assedio ci riporta a uno dei periodi piú bui della nostra Repubblica, eppure, nonostante tutto, non è la cronaca di una sconfitta: racconta la straordinaria avventura dell'uomo che, con la sua azione, ha segnato il declino di Cosa nostra.

A venticinque anni dall'attentato di Capaci, Giovanni Bianconi ricostruisce, attraverso i documenti e i ricordi dei protagonisti, l'ultimo periodo della vita di Giovanni Falcone. Un'indagine nella Storia, che rivela la condizione di accerchiamento in cui si è trovato il giudice palermitano, stretto tra mafiosi, avversari interni al mondo della magistratura e una classe politica nel migliore dei casi irresponsabile. E individua coloro che, nascosti dietro il paravento del «rispetto delle regole», lo contrastarono, tentarono di delegittimarlo e lo isolarono fino a trasformarlo nel bersaglio perfetto per i corleonesi di Totò Riina.

«Non vi è dubbio che Giovanni Falcone fu sottoposto a un infame linciaggio - prolungato nel tempo, proveniente da piú parti, gravemente oltraggioso nei termini, nei modi e nelle forme - diretto a stroncare per sempre, con vili e spregevoli accuse, la reputazione e il decoro professionale del valoroso magistrato. Non vi è alcun dubbio che Giovanni Falcone - certamente il piú capace magistrato italiano - fu oggetto di torbidi giochi di potere, di strumentalizzazioni a opera della partitocrazia, di meschini sentimenti di invidia e gelosia (anche all'interno delle stesse istituzioni), tendenti a impedirgli che assumesse quei prestigiosi incarichi i quali dovevano, invece, a lui essere conferiti sia per essere egli il piú meritevole, sia perché il superiore interesse generale imponeva che il crimine organizzato fosse contrastato da chi era indiscutibilmente il piú bravo e il piú preparato, e offriva le maggiori garanzie - anche di assoluta indipendenza e di coraggio - nel contrastare, con efficienza e in profondità, l'associazione criminale».
Dalla sentenza della seconda sezione Penale della Corte di Cassazione. Roma, 6 maggio 2004.