Maurizio Estate, ricordato a Napoli il meccanico ucciso nel 1993

La FAI in strada guidata dal Presidente Onorario Tano Grasso insieme ad autorità e studenti



Oggi a Napoli in via Vetriera, nel quartiere di Chiaia, è stata ricordata la figura di Maurizio Estate, giovane meccanico di 22 anni che il 17 maggio del 1993 pagò con la vita il fatto di aver sventato una rapina ad un anziano passante. La FAI era presente col Presidente Onorario Tano Grasso, insieme ai dirigenti e ai soci della Federazione.

Vi proponiamo l'articolo de 'La Repubblica Napoli' con l'intervista a Davide Estate, nipote di Maurizio. Davide è il Presidente dell'associazione FAI antiracket Vomero-Arenella.

"La città non dimentichi Maurizio Estate, eroe generoso: ora pulite quella lapide"
Davide ricorda lo zio ucciso 24 anni fa dopo aver sventato uno scippo nell’officina del padre in via Vetriera. Oggi la commemorazione
di TIZIANA COZZI

«LA nostra amarezza? Maurizio Estate sarebbe potuto diventare un simbolo del riscatto della città per il suo coraggio. Non è accaduto. E noi, a 24 anni dalla morte, stiamo ancora qui ad aspettare che gli dedichino lo slargo di via Vetriera dove fu ucciso».

Davide Estate, 37 anni, fioraio, figlio di Giovanni, fratello del giovane ucciso nel 1993, abbassa lo sguardo, gioca nervosamente con il suo braccialetto, poi accenna ad un sorriso. È il nipote di Maurizio, assassinato a 22 anni nell’officina del padre, per aver sventato lo scippo dell’orologio ai danni di un cliente. Era il 17 maggio del 1993. Maurizio interviene, i due scippatori fuggono ma mezz’ora dopo tornano nell’officina per la spedizione punitiva. Un colpo secco di pistola nel petto di Maurizio, gli trapassa il cuore e lo uccide sotto gli occhi dei genitori. Il suo assassino aveva 17 anni. Condannato a 21 anni e 6 mesi di reclusione, ne ha scontati 15, è uscito nel 2008. Maurizio non è mai stato riconosciuto vittima innocente della camorra ma ha ricevuto la medaglia d’oro al valor civile pochi mesi dopo la morte.

Oggi alle 9,30, si terrà la commemorazione del giovane eroe civile a Salita Vetriera con l’associazione Libera, l’assessore ai Giovani Alessandra Clemente, il comitato Valori collinari di Gennaro Capodanno, la prima municipalità, Tano Grasso e la federazione antiracket. Secondo appuntamento nel pomeriggio, stesso luogo, alle 17 è previsto il flash mob dell’associazione “Tu” (Tutte unite).

Davide, avete lottato molto per tenere viva la memoria di Maurizio?
«Sì e non è ancora finita. È tutto molto difficile per noi, non so perché. Abbiamo aspettato 12 anni dalla morte per vedere la lapide davanti all’officina dove è stato ucciso. Ora quasi non si legge più, la scritta è sbiadita, servirebbe una maggiore cura. Nel 2006 gli hanno dedicato un giardino affidato all’associazione Libera. A Scampia gli hanno intitolato una piazza. Ma ogni volta è una fatica enorme».

Perchè?
«Non conosco il motivo. So soltanto che con il tempo abbiamo avvertito chiaramente che la memoria di Maurizio si stava estinguendo. Abbiamo percepito il pericolo che venisse dimenticato ».

Che ricordo ha di suo zio?
«Era il beniamino della famiglia. Il più piccolo di 12 figli, il più allegro, quello amato da tutti. Conservo gelosamente una fotografia, avrò avuto 5 anni. Io, su un triciclo e lui dietro di me, le sue mani sulle mie, come a guidarmi. Ancora oggi, quando percorro via Chiaia, ricordo il bar dove mi portava a bere il succo di frutta. E c’è ancora qualche negoziante che mi racconta di lui».

Come si è spiegato in questi anni, quello che è successo?
«Maurizio era un generoso, il suo gesto è stato istintivo, lo avrebbe fatto per chiunque. Non ha pensato alle conseguenze. Ricordo quel giorno terribile, la telefonata a casa di mio nonno Giuseppe. Avevo 12 anni, ero con mio fratello. Da allora i miei nonni non sono stati più gli stessi. Mia nonna si è ammalata. Mio nonno, ogni mattina apriva la sua officina solo per sedersi e ricordare suo figlio nel luogo dove è morto».

Come è cambiata la vostra vita?
«Per me, quel 17 maggio, è finita l’infanzia. Sono cresciuto in un minuto. Prima di allora credevo ai super eroi, Superman, Spiderman. Ho scoperto invece che gli eroi sono altri, sono uomini che fanno la scelta nella peggiore delle situazioni. Sì, ho creduto che mio zio fosse un vero eroe. E ancora lo è».

Nessuno di voi ha mai pensato di fuggire da Napoli?
«Ho provato un senso di rabbia fortissimo in questi anni. Solo rabbia ma non ho paura, né ho voglia di andare via. La gente incivile va combattuta».

A Napoli si spara ancora. Pensi cosa accade alla Sanità...
«Penso che le “stese” siano la reazione della camorra ai tentativi di cambiamento della società civile. Sono ottimista, cambiare si può».