Il Questore di Napoli, De Iesu, elegia il poliziotto Nicola Barbato: simbolo della lotta al "pizzo"

Il Soprintendente, ferito a Napoli durante una operazione antiracket, era presente al cerimonia del 165esimo anniversario della Polizia nella Caserma Nino Bixio


«Nicola ti voglio bene»: così, il Questore di Napoli, Antonio De Iesu, ha ricordato, durante il suo discorso per la festa della Polizia, nel suo 165esimo anniversario, il poliziotto Nicola Barbato, gravemente ferito, nel quartiere di Fuorigrotta, da un colpo di pistola sparato da un estorsore, nel settembre 2015.

Barbato era presente nella piazza della caserma di Nino Bixio dove si è svolta la festa. De Iesu ha rivolto un pensiero anche agli altri agenti che si sono sacrificati nell'adempimento del dovere. Il Questore ha messo in evidenza le attività di lotta alla camorra in città che stanno contrastando «la tentacolare espansione della criminalità organizzata in alcuni quartieri e comuni dell'area metropolitana attraverso la gestione di affari illeciti che rallentano il rinnovamento sociale, il dinamismo economico e produttivo e, soprattutto, l'evoluzione delle coscienze e delle opportunità nelle giovani generazioni».

«Me lo ha detto qui, me lo ha detto anche a Milano, dov'ero ricoverato per curare dei problemi di salute molto gravi, anche allora ebbe un pensiero per me». Così Nicola Barbato ha commentato le parole di affetto che il Questore di Napoli, De Iesu, gli ha rivolto durante la festa della Polizia: il poliziotto ha assistito alla cerimonia sulla sedia a rotelle, circondato dall'affetto dei familiari e dei suoi colleghi che non gli hanno fatto mai mancare il loro supporto in questi anni difficili. «Sono stato alle sue dipendenze nel 1996 - ha aggiunto - e talvolta mi 'cazziavà (redarguiva, ndr) per come mi precipitavo quando ero in servizio. Ma il mio pensiero primario è stato sempre fare il poliziotto fino in fondo. Lui lo ha sempre gradito anche se mi faceva delle cazzate. Che dire, per me è un fratello maggiore e un grande poliziotto». Non ha tanta voglia di parlare di quella brutta storia, poi, però, si lascia andare: «grazie ai miei colleghi la ricordo poco. La tengo per me, cerco di buttarla via perché non serve a niente ricordare certe cose». «Mi sono chiesto più volte se avessi potuto fare qualcosa in più, ma una persona che ti sorprende alle spalle non ti dà scampo», ammette. «Il nostro motto - aggiunge - è sempre stato 'prendi alla sprovvista il delinquentè. Questa volta la sorpresa l'hanno fatta a me, una brutta sorpresa...».

Ciò che Nicola non ammette è la brutalità con la quale è avvenuto il suo ferimento: «Sono stati molto cattivi - sussurra - spararmi alla testa come un delinquente. Questo non riesco a giustificarlo». «Non credo che mi abbia scambiato per un altro criminale - dice infine Nicola - noi lavoriamo in quella zona da tanti anni, ci conoscono». Oltre all'abbraccio dei colleghi, Nicola ha ricevuto, prima di andare via, anche quello del suo capo Fausto Lamparelli, ex capo della Squadra Mobile di Napoli, qualche giorno nominato Questore.