FAInotizie | Caserta, ritira pizzo con il figlio di tre anni. Il Vicepresidente della FAI Ferrucci: "non ci sono più scuse per non denunciare"


"Richieste di pizzo periodiche che arrivavano anche a 8mila euro e il figlio del boss che andava a ritirare le somme portando con sé il suo bambino di 3 anni: è quanto hanno accertato i carabinieri di Caserta che oggi hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria Maria Buttone, moglie dell'ex boss del clan Belforte di Marcianise (Caserta) Domenico Belforte, il figlio della coppia, Salvatore Belforte e la sua compagna, Alessandra Golino. La moglie del boss - che dopo essere stata scarcerata, malgrado i domiciliari, era subito rientrata in azione ricoprendo il ruolo di reggente impartendo ordini agli uomini del clan attraverso il figlio - è stata presa dai carabinieri a Rimini mentre gli altri due indagati a Marcianise, dalla Polizia di Stato. Vittime del clan numerosi imprenditori del Casertano" (ANSA)

"Due le considerazioni che ritengo di condividere. La prima è che alcune persone sono talmente avvezze a perpetrare reati di camorra che viene loro naturale andare per negozi e aziende a chiedere il pizzo portandosi dietro il proprio figlioletto di soli tre anni. Ciò rende la misura di come, per alcuni ed in taluni ambiti sociali, la normalità è quella di far parte di un "para-stato" che impone tasse, detta leggi, punisce chi sbaglia e, falsamente, promette servizi e protezione. La seconda considerazione è che purtroppo tanti esponenti del mondo imprenditoriale sono ugualmente avvezzi a subire tale situazione, ritenendo di non potervisi opporre o, peggio ancora, di ritenere non conveniente denunciare. L'efficienza, la professionalità e la dedizione delle Forze dell'Ordine sono sotto gli occhi di tutti e non ci stancheremo mai di ringraziarli per il loro lavoro fatto con passione e sacrificio", sostiene il Vicepresicente nazionale della FAI Antiracket e Antiusura, nonché Presidente dell'Associazione FAI di Castel Volturno, Luigi Ferrucci.

"La FAI, costituita soprattutto da imprenditori e commercianti che hanno denunciato il racket, mette da sempre a disposizione di chi denuncia la propria competenza e il proprio sostegno a 360 gradi, sia esso legale, psicologico che di consulenza economica al fine di accedere ai risarcimenti, laddove previsti. Per queste ragioni - continua Ferrucci - ritengo che oggi non vi siano scusanti per non denunciare, nessuno viene lasciato solo e noi siamo la prova provata. Forze dell'Ordine e Magistratura fanno la loro parte da tempo: ciò che ancora manca è quella parte di operatori economici che continua a non denunciare, contribuendo in tal modo a mantenere fertile il terreno alle mafie".