Ercolano, la Cassazione conferma le condanne ai "signori del pizzo"

La maxinchiesta nacque dopo le denunce di numerosi commercianti vittime di racket


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La V sezione della Suprema Corte di Cassazione ha rigettato quasi tutti i ricorsi presentati nel processo nato dopo la maxinchiesta che attestò il sistema di estorsioni a danno di numerosi imprenditori e commercianti della città di Ercolano, in provincia di Napoli. Le indagini partirono dopo le denunce presentate dagli operatori economici sostenuti dall'associazione FAI Antiracket di Ercolano.

Nino Daniele, Presidente dell'Associazione FAI Ercolano, nonché Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, ha dichiarato: ''Una notizia che vale più di mille discorsi. Onore ai Carabinieri e a un reparto investigativo ormai leggendario, al pm Pierpaolo Filippelli e alla Procura Antimafia, al nucleo fondatore dell'associazione Antiracket FAI Ercolano''.

Una sentenza storica arrivata dopo sette anni di processi, con la conferma a quasi tutte le condanne inflitte in Appello ai "signori del pizzo" inquisiti in uno dei due filoni del maxi-processo di Ercolano. Risultati che sono stati possibili grazie al coraggio e alla determinazione di un gruppo di commercianti che ha denunciato gli atti estorsivi ricevuti nel tempo, collaborando con le forze dell'ordine e fornendo loro tutti gli elementi possibili per permettere le indagini.

Il modello della Federazione Antiracket nella lotta al fenomeno del racket ha mostrato tutta la sua efficacia anche in un contesto, come quello di Ercolano, dove un tempo - prima dell'intervento dello Stato, cittadini inclusi - la criminalità organizzata faceva da padrone. La sensibilizzazione di sempre più numerosi commercianti e imprenditori ha permesso di creare una alternativa valida al modello economico che permette alle mafie di guadagnare e proliferare. Solo grazie all'unità delle vittime del "pizzo" sono state scongiurate le ritorsioni e ciò ha permesso di proseguire fino alle condanne definitive.