Gela, il ricordo di Gaetano Giordano e il racconto di una riscossa dal basso

Tano Grasso all'iniziativa per commemorare la scomparsa del commerciante che rifiutò il pizzo



Alla presenza del Presidente Onorario della FAI, Tano Grasso, si è svolta una iniziativa a Gela, in Sicilia, per commemorare Gaetano Giordano, ucciso ventiquattro anni fa dalla mafia perché si era opposto alle regole imposte dalla cosca locale. Era la sera del 10 novembre 1992 quando fu ammazzato dai mafiosi un simbolo della lotta al "pizzo".

Nella sala convegni dell'Associazione Antiracket di Gela erano presenti in tanti. Renzo Caponetti, presidente dell'associazione locale, e Massimo Giordano, figlio di Gaetano, che in quell'agguato rimase ferito: all'epoca aveva appena vent'anni. Con loro anche Franca Evangelista, la moglie del commerciante, che insieme a lui gestiva due profumerie. Proprio queste attirarono l'attenzione degli estorsori che presto iniziarono con le minacce. Ma Gaetano era più che convinto nel non cedere e presto denunciò tutto alle forze dell'ordine. 

Gaetano "fu estratto a sorte e condannato alla morte all'insegna della filosofia delle brigate rosse «ammazzarne uno per educarne cento»", come scrive il 'Giornale di Sicilia', che racconta dell'iniziativa e del coraggio di un uomo che ha dato tanto al movimento antiracket siciliano e italiano. Da quell'omicidio cambiò tutto. Grazie anche alle denunce presentate tramite l'associazione - intitolata proprio a Gaetano - che dal 2005 tutela i commercianti sono state arrestate oltre trecento persone. Un supporto indispensabile per centinaia di operatori economici che sono esposti alle mire delle due cosche.

Oggi l'associazione antiracket di Gela conta oltre 170 iscritti: imprenditori e commercianti che hanno scelto la strada opposta risposto a quella della sottomissione al racket. Una strada certamente non facile che ha prodotto risultati attraverso le denunce presentate dagli operatori economici. Ma anche un modo per tutelarsi e sensibilizzare i cittadini attraverso varie forme di prevenzione, a partire da una giusta informazione. 

Dopo l'omicidio di Gaetano «ci siamo ritrovati - dichiara Renzo Caponetti al Giornale di Sicilia - quasi alla presenza di una vera e propria rivoluzione. Con la nascita dell'associazione antiracket - sottolinea - abbiamo assistito a una impennata di denunce che mai si era vista in tutta Italia». Nessuno lo immaginava, riflette il presidente Caponetti, che proprio a Gela si formasse un gruppo di operatori che da allora si è opposto alla mafia e alle sue regole. 

All'iniziativa erano presenti i rappresentanti locali delle forze dell'ordine.