Uno spot contro il racket dei sacchetti illegali


L'impegno dei familiari delle vittime innocenti


Cosa si nasconde dietro un semplice sacchetto di plastica per la spesa, uno di quelli che in Italia per legge dovrebbe essere biodegradabile e compostabile? È possibile immaginare che la mano della camorra sia arrivata a compromettere anche questo settore? E che per difendere questo giro d’affari illegale sono state anche uccise due persone? Per denunciare questo racket Legambiente ha presentato ieri (giovedì 9 giugno 2016), alla Casa del Cinema a Roma, la campagna #UnSaccoGiusto. Testimonial d’eccezione Fortunato Cerlino – alias Pietro Savastano, il superboss della serie Tv Gomorra – che ha prestato la sua immagine per un corto di denuncia su questo nuovo business della criminalità organizzata, della durata di 3 minuti, realizzato e prodotto da Kfield eDont'Movie. All'iniziativa erano presenti Fortunato Cerlino, Rossella Muroni, Presidente Nazionale di Legambiente; Massimiliano Noviello e Gennaro del Prete, CoopVentuno; Francesco Ferrante, Vice Presidente Kyoto Club; Antonello Ardituro, già Pm alla DDA di Napoli, membro del CSM; Davide Mattiello, Commissione parlamentare Antimafia.  l
Il giro d’affari del traffico illegale di sacchetti plastici è impressionante: un sacchetto su due in circolazione è illegale. Un volume pari a circa 40 mila tonnellate di plastica, una perdita per la filiera legale dei veri “bioshopper” pari a 160 milioni di euro, 30 solo per evasione fiscale. Una filiera nera che danneggia chi produce correttamente bioplastiche compostabili e disincentiva gli investimenti nel settore. Il tutto senza considerare i gravi danni all’ambiente e al mare, oltre all’aggravio dei costi di smaltimento dei rifiuti quantificato in 50 milioni di euro.

Il cortometraggio "Un Sacco giusto" da oggi e per tutto il mese di giugno sarà diffuso sul web e, grazie al supporto di Sky, anche sui canali della piattaforma satellitare, oltre che in più di 250 sale cinematografiche in tutta Italia grazie alla collaborazione di Movie Media.

«La legge italiana sulle buste di plastiche è innovativa e straordinaria, diventata esempio in Europa», spiega Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente. «Purtroppo proprio perché incide su un comparto produttivo molto importante è diventata terreno d’azione delle ecomafie che inquinano il mercato legale e impongono i loro prodotti soprattutto negli esercizi commerciali al dettaglio o nei mercati rionali. Del resto produrre fuori legge costa la metà: un chilogrammo di bioplastica costa circa 4 euro, mentre un chilogrammo di materiale in polietilene ne costa due.Sul mercato però vengono venduti allo stesso prezzo, rendendo alla filiera illegale grandi guadagni. Proprio ieri il Ministro Galletti insieme alla Guardia di Finanza ha denunciato alcuni sequestri nel sud d’Italia, dimostrando che l’azione di contrasto delle Forze dell’Ordine è la strada maestra per fermare questi odiosi crimini che bloccano il futuro del nostro Paese».

“Le morti tragiche dei nostri padri non sono state vane perché il loro coraggio e la voglia di una società civile fondata sulla legalità e sul lavoro onesto continuano oggi a vivere nella cooperativa sociale che abbiamo fondato – spiegano Massimiliano Noviello e Gennaro del Prete di CoopVentuno – Liberare il mercato dagli shopper illegali significa aprirlo a una parte dei produttori di bioplastiche compostabili, che oggi non possono vendere, con un aumento degli investimenti nel settore che garantirebbero una prospettiva diversa a chi produce i sacchetti legalmente”






#UnSaccoGiusto - Visualizza lo spot