La Cena della Legalità al Grand Hotel Gianicolo di Roma. Contro le mafie e il racket del pizzo


Lo chef Filippo Cogliandro porta in giro il progetto nato per denunciare il racket mafioso celebrando la buona tavola calabrese


La rinascita del Grand Hotel Gianicolo

La confisca effettiva, da parte dello Stato, è scattata solo un paio di mesi fa, alla chiusura delle indagini coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Ma il Grand Hotel Gianicolo, arroccato in posizione privilegiata in vetta al colle elegante che guarda sul centro di Roma, è passato in amministrazione giudiziaria già tre anni fa, quando gli illeciti della 'ndrangheta - con riferimento specifico alla vicinanza di Giuseppe Mattiani, proprietario dell'albergo, con la cosca di Gallico di Palmi – furono smascherati nell'ambito di un'operazione Antimafia. Già allora il nuovo direttore designato, Giuseppe Ruisi, si era impegnato per rilanciare l'immagine della struttura, categoria 4 stelle lusso, con 48 camere, piscina e vista sulla cupola di San Pietro dal ristorante in terrazza. L'albergo era sorto poco prima del Giubileo del 2000 in seguito alla riconversione di un ex monastero con l'intento di trasformarlo in una esclusiva residenza per turisti in visita alla città. Ma l'operazione, come è stato attestato dalla indagini della Dia, rientrava tra gli investimenti della società costituita a Palmi all'inizio degli anni Novanta da Mattiani e figli – l'Hotel Residence Arcobaleno S.p.A. - per coprire un giro di affari illeciti. E così, negli ultimi anni, mentre al Grand Hotel Gianicolo il neodirettore cercava di impostare un nuovo imprinting nel segno però della continuità (confermando e regolarizzando 34 dipendenti della precedente gestione), il tribunale ha lavorato fino a pronunciare il suo verdetto, segnando il definitivo distacco dalle cosche mafiose e l'inizio di una seconda vita per l'hotel del Gianicolo.











 

La Cena della Legalità con Filippo Cogliandro

Ecco perché, il 7 giugno, il ristorante del Grand Hotel aprirà le porte al pubblico per festeggiare insieme con una Cena della Legalità che denuncia tutte le forme di mafia e celebra al tempo stesso la capacità di risollevarsi senza perdere terreno. Il registro dei conti degli ultimi tempi, infatti, parla chiaro: bilancio in attivo (mentre circa il 90% delle attività sottratte alla criminalità finisce per fallire, dicono le statistiche), hotel ripopolato, un calendario di appuntamenti che spazia dall'aperitivo a tema alla cena con degustazione, che attrae turisti stranieri e romani. Il merito è anche del giovane chef Davide Bagalà, anche lui originario della Calabria (quella buona, però!), che la cucina del ristorante – con sala affacciata sul giardino e roof garden – la dirige ogni giorno da un paio d'anni. In occasione dell'appuntamento speciale, però, ad affiancarlo dietro ai fornelli arriverà Filippo Cogliandro, chef calabrese eletto ambasciatore della ristorazione antiracket nel mondo. L'idea delle Cene della legalità, infatti, nasce nel 2012 a Firenze proprio dall'esperienza dello chef e si articola attraverso una serie di date nella principali città italiane (ed europee) per accendere i riflettori sulle storture del business mafioso e sulla piaga del pizzo – sperimentata di persona - e offrire un esempio di buona cucina con i prodotti del territorio. Una cucina che parla di tradizione e memoria, legata principalmente al mare della Calabria, ma vuole abbattere le barriere regionali e sociali per offrire un terreno di scambio, condivisione e denuncia dell'illegalità.  

Fonte Il Messaggero 6 giugno 2016 

Chiudi la versione stampabile della pagina e ritorna al sito