Processo ‘Medea’, ammessa la FAI come parte civile

L’avvocato Giovanni Zara: “ Il sistema politico, imprenditoriale e camorristico ha compromesso la libera iniziativa economica”.

La Federazione delle Associazioni Antiracket è stata ammessa come parte civile nel processo derivato dall’operazione «Medea» che il 14 luglio 2015, portò all’arresto diverse persone, imprenditori e politici.Oggi, 9 marzo,  il giudice della Sez. II A del Tribunale di Napoli Nord, ha sciolto la riservata, ammettendo la posizione della FAI contro gli imprenditori, Giuseppe Fontana, Vincenzo Pellegrino  e Tommaso Barbato ex senatore ed ex consigliere regionale campano dell'Udeur.Il 2 marzo, la FAI era già stata ammessa come parte civile anche per il rito abbreviato scelto dagli imprenditori  Bartolomeo Piccolo e Luciano Licenza.La FAI, sia per l’ordinario che per l’abbreviato, è rappresentata dall’avvocato Giovanni Zara. «Le accuse hanno disegnato un quadro economico completamente pregiudicato dalle somme urgenze ottenute grazie a favori del clan, in questo modo – afferma l’avvocato Zara- si è compromessa la libera iniziativa economica e si sono lesi i diritti di tutti gli altri imprenditori. E’ a difesa degli operatori economici che rispettano le regole che la FAI si è costituita parte civile».Secondo la pubblica accusa, per anni i lavori per la rete idrica dell'acquedotto campano sono stati gestiti in un regime di somma urgenza. Un meccanismo che avrebbe assicurato lavori ed appalti solo ad aziende legate al clan dei Casalesi, in particolare alla fazione di Michele Zagaria.