I processi dell'antiracket - Una guerra civile mite 1990-2015

di Mariagrazia Gerina e Vincenzo Vasile prefazione di Francesco Pizzuto



15 ottobre 1991, davanti al Tribunale di Patti (Messina) si apre il primo processo contro il racket delle estorsioni, originato dall’inedita denuncia collettivadeicommerciantieimprenditoridiCapod’Orlando,partecivilenei confronti dei mafiosi che li taglieggiavano. Fino allora nelle carte giudiziarie il racket è un oggetto misterioso. L’estorsione mafiosa, catalogata come “protezione”, oppure “pizzo”, compare a intermittenza nelle inchieste e nei precedenti processi. Il primo “pentito”, Leonardo Vitale, nel 1973 a Palermo, rivela che il racket è elemento fondante della mafia ed equivale a una “messa a posto” di imprenditori e commercianti dentro al sistema di Cosa nostra. Ma Vitale non viene creduto e mandato alla morte. Giovanni Falcone dieci anni dopo denuncia il black out investigativo sul pizzo, ma ancora nel 1991 il giudice istruttore di Catania, Luigi Russo, sentenzia che pagare è uno “stato di necessità” per i grandi imprenditori. Con il processo di Capo d’Orlando, che s’intreccia con il sacrificio di Libero Grassi, lasciato solo a Palermo davanti ai suoi assassini, inizia una “guerra civile mite” che in un quarto di secolo ha portato sul banco degli imputati e in carcere centinaia di estorsori. Il libro vuole essere un contributo alla ricostruzione di questa storia giudiziaria che va da Capo d’Orlando, in Sicilia, a Vieste, in Puglia, da Ercolano, nel regno dei Casalesi, a Lamezia Terme, in Calabria, a Gela, fino alla svolta dei processi nella roccaforte di Cosa nostra a Palermo, propiziati dalla nascita di Addiopizzo e Libero Futuro. Protagonisti, gli imprenditori e i commercianti che non hanno taciuto.